teeeeeega's blog

Il viaggio che sogno da una vita - Giappone 2026

Il viaggio che sogno da una vita

A inizio 2026 – tra gennaio e febbraio – partirò per il Giappone.
Saranno due settimane, anche se alla fine i giorni reali saranno dodici: il tempo “vero”, quello in cui cammini, respiri, guardi. Ci andrò con mio fratello Massimiliano, che ci è già stato quest’anno e che rifarà con me lo stesso giro: Tokyo, Kyoto, Osaka.

Non so bene come descriverlo, ma questo sarà probabilmente il viaggio della mia vita. Non tanto per la distanza, né per il cliché del “Giappone da vedere almeno una volta”, ma perché il Giappone è stato il mio sogno fin dall’infanzia. Prima ancora che lo capissi. Prima ancora che avessi parole per dire perché.

Da ragazzino vivevo immerso in anime e manga: Evangelion sopra a tutto, poi Naruto, Initial D… e, nei manga, The Climbers. Ho poi lasciato un po’ perdere quel mondo, più che altro perché la nuova estetica non mi ha mai preso davvero. Ma quell’immaginario mi è rimasto addosso: le linee, le atmosfere, i silenzi.

Ho sempre amato il Giappone da lontano, consapevole anche delle sue parti meno affascinanti: i salaryman distrutti, le dipendenze, la solitudine, le contraddizioni. Ma io andrò lì come persona esterna, e voglio guardarlo esattamente così: da fuori.

Quello che cerco è l’estetica quotidiana.
I kanji sui muri.
Le strade pulite.
La pioggia sottile.
Il cibo semplice.
Il silenzio.
La cortesia.

Mi immagino già ad assaporare veramente l’aria che si respira. Fermarmi a osservare come le persone si vestono. Sedermi nei parchi per nulla speciali. Uscire dall’hotel alle tre del mattino solo per vedere le strade vuote, stare in un vicolo a guardare le luci al neon e pensare: ok, ci sono davvero dentro. Come una canzone lo-fi che diventa reale.

Non vedo l’ora di perdermi nei negozi dell’usato, nei retro–tech, nei posti dove vendono videogiochi vecchi, vestiti, elettronica, cianfrusaglie. Le sale giochi. Le cose che esistono solo lì, o che almeno sembrano esistere solo lì.

Non voglio fare il viaggio “da turista classico”. I templi li vedrò, probabilmente, e saranno anche belli. Ma non è quello che cerco. Quello che voglio è il Giappone quotidiano, quello che ti entra addosso piano, senza che te ne accorgi.


09abaec4-f986-4111-8a2c-9fb82742127d

Ho letto un post che parlava di crescere piano, rimanere piccoli.
E mi ha fatto pensare che vale anche per i viaggi, per le decisioni grandi, per tutto quello che di solito si carica di aspettative.
Funziona meglio quando lo fai piano.
Quando rimani piccolo.

Lo scrivo qui più come promemoria che come annuncio.
Non è un piano dettagliato, non è un “inizia l’avventura”.
È un seme, un seme piantato mesi prima, in silenzio.

Mentre registravo la memo che ha dato origine a questo post, mi sono accorto che sto iniziando a pensare ai viaggi come penso ormai a tutto:
meno checklist, meno “devo vedere”, meno corse verso l’idea di un’esperienza perfetta.

So soltanto come voglio sentirmi: leggero.
Come quando cammini in una città nuova senza dover arrivare da nessuna parte.
Come quando ti perdi e non è un problema.

Anche un viaggio così può rimanere piccolo.
Può rimanere tuo.
Può non diventare un progetto, un contenuto, una performance.

Partirò nel 2026.
Ma la verità è che il viaggio è gia iniziato tempo fa.

#2026 #bearblog #diary #ita #japan #travel