teeeeeega's blog

leggere per capire o per essere capiti?

Introduzione

La lettura è l'unica vera cosa che mi accompagna durante le giornate da ormai qualche anno. Nonostante chiunque mi abbia conosciuto in tenera età non lo direbbe assolutamente, nella lettura ho trovato la scrittura, ho trovato un modo di vedere le cose, diverse opinioni, diversi stili di vita e diversi modi di fare in epoche e contesti storici differenti. Questo è il primo motivo per cui leggo e continuerò a leggere per il resto del mio tempo su questo pianeta.

Con questo testo voglio parlarvi del mio punto di vista sulla lettura e su come, secondo me, influisce tanto su noi stessi e perché. A patto che voi siate abbastanza aperti da capirne il profondo significato.

Perché leggiamo?

Ci sono tre domande sostanziali legate a questo concetto:

  1. La domanda che spesso tutti ci facciamo è: "Perché leggiamo?" Una domanda lecita, ma la risposta è complessa e singolare. Credo che ognuno di noi legga per motivi diversi e anche per scopi che spesso sono… masochisti. Mi spiego: non credo che a tutte le persone che leggono parecchi libri interessi realmente l'atto della lettura in sé. Preparare il proprio angolo della casa o prendere appunti sul libro che si sta leggendo può diventare quasi un rito, piccole cose che romanticizzano l’atto. E va bene. Ma ci sono persone che leggono principalmente per questo, senza trarre reali input dai libri. E questo, secondo me, non è un male assoluto.

  2. Credo che ogni persona, davanti a una lettura, trovi sia conferme che frizioni. Le conferme le trai dopo un’attenta riflessione su quanto credevi reale prima della lettura: qualcosa di non fisico, più profondo. Le frizioni, invece, arrivano quando il libro che leggi è ruvido, scomodo, non scorre bene. La lettura ti stanca gli occhi, ti fa sentire scomodo, non rilassato.

  3. Sentirci meno soli o più lucidi è una domanda lecita. Da solitario, ritengo che la lettura sia una compagna estremamente fidata, che puoi interpellare in ogni momento della giornata. Senza dover aspettare una risposta a un messaggio o a una chiamata, puoi semplicemente confrontarti con lei e passarci del tempo insieme. La lucidità è diversa: rimane soggettiva. Se stai leggendo qualcosa nella quale cerchi una risposta, probabilmente, se la trovi, ti sentirai sollevato e lucido. Se non la trovi, ti riempirai di domande: “Ho sbagliato qualcosa?” oppure “Mi sono perso un concetto?”. Spesso si ritenta la lettura, forzando qualcosa che deve essere lasciato così com’è.

Leggere per capire

La lettura è spesso un atto faticoso, non sempre rilassante. Ognuno di noi incontra periodi di ispirazione in cui riesce a interfacciarsi facilmente con i libri, e altri momenti in cui sembra una fatica eterna anche solo prenderli dallo scaffale e sfogliarli. Spesso si attribuisce la colpa al libro, dicendo ad esempio: “Non è un bel libro, non scorre bene”. Io credo che questo sia un segno: quel libro non è necessariamente per te. Una lettura forzata non è una lettura bella.

Non bisogna però confondere l’autenticità di noi stessi con quella del libro che stiamo leggendo. Esistono moltissimi libri che hanno illuminato qualcuno, ma che a noi non smuovono nulla.

E qui entra la disciplina della lettura: incontrare libri che non ci rappresentano, ma che ci mettono in crisi comunque. Mi è capitato l’anno scorso di leggere Il concetto di tempo di Martin Heidegger, un libro davvero accurato sulla sua teoria del tempo. A tratti tecnico e scientifico, mi ha affaticato leggerlo. Erano circa ottanta pagine, e ricordo di aver passato trenta minuti su una singola frase, a riflettere e ripeterla, perché proprio non la capivo. Eppure ho continuato fino alla fine. Ancora oggi questo libro mi lascia un alone di riflessione impressionante sul tempo. Lo considero uno dei libri più affascinanti che abbia letto.

Questo per dire che, secondo me, l’autenticità di un libro si misura anche dal suo potere di metterci in discussione. La lettura è stupenda anche perché a volte si deve leggere contro se stessi: idee che non ci somigliano, stili che non condividiamo o concetti che non ci interessano del tutto. Sono, secondo me, la chiave per aprire porte che non pensavi di dover aprire.

Leggere per essere capiti

Questo è uno dei punti chiave del testo: leggere per essere capiti è la forma più pura di aiuto. Da che mondo è mondo, l’essere umano cerca risposte a tutto, dentro di sé e intorno a sé. Ci mettiamo in dubbio su qualsiasi cosa. I libri hanno risposto a buona parte delle nostre domande. Non perché si scrivano da soli, ma perché l’essere umano è una macchina che produce concetti e riflessioni: da cui puoi trarre qualcosa… oppure no.

La ricerca nella lettura si manifesta con movimenti classici. Cercare frasi che ci appartengono: lo capisci quando dici, “Wow, sembra che questa frase l’ho scritta io”. Oppure sottolineare un concetto o un’espressione che ti somiglia, come per dire: “Ecco, qualcuno l’ha detto, allora non sono pazzo”.

Mi piace vedere la lettura come uno specchio emotivo, non come una finestra. Deve aprirci orizzonti per vedere noi stessi, per metterci in dubbio e in discussione. Se apre solo una finestra, vedremo un orizzonte che non necessariamente ci appartiene. Lo specchio di noi stessi passerà sempre per un orizzonte: bisogna solo sapere quando chiudere quella finestra per specchiarsi davvero.

Il rischio dell’eco

Un’altra cosa che amo della lettura è la possibilità di chiudere l’orizzonte a una visione ristretta. Ognuno di noi può leggere un genere in particolare, giusto per rafforzare un punto estetico o una nicchia di interesse. Nel mio feed RSS non troverete blog che parlano di moto, calcio o altri sport, banalmente perché non mi interessano. Forzerei la lettura su argomenti che non mi legano.

Ma se qualcuno affronta un concetto che mi interessa, allora sì, leggere quell’articolo può arricchirmi. Ad esempio, “Come gli scacchi cambiano la nostra concezione del mondo” è un articolo che, se lo trovassi nel mio feed, leggerei senza esitazione.

Bisogna legarlo a quanto detto prima: abbiamo bisogno di un orizzonte ampio per specchiarci. Leggere solo ciò che conferma la nostra nicchia può offuscare la vista e sminuire ciò che ci circonda. Creare un eco di conferme estetiche o morali troppo strette riduce il valore della lettura.

Scrivere come risposta alla lettura

Dal mio punto di vista, la lettura ci aiuta a capire qualcosa, proprio per la sua enorme possibilità di confrontare mondi diversi e modi di pensare differenti… a patto che quella cosa sia davvero necessaria da capire.

La scrittura, invece, serve per essere capiti. È un circolo vizioso: io scrivo per essere capito, tu capisci ciò che scrivo.

Lettura → capire
Scrivere → essere capiti

Suona davvero bene così, semplice ed essenziale.


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