Cinque giorni sulla Via degli Dei.
Cinque giorni sulla Via degli Dei.
Le gambe fanno male. Davvero. Ma c’è qualcosa di strano: non è solo dolore, è anche una specie di orgoglio. Cinque giorni, più di 130 km da Bologna a Firenze, da soli… quasi da soli. Non che sia stato completamente solo, eh. Ho incontrato gente lungo il percorso, qualche chiacchiera, qualche risata, ma la maggior parte del tempo ero io e i miei pensieri, il rumore dei passi e il vento tra gli alberi.
Non l’ho fatto perché era figo o perché l’avevo visto su TikTok. L’ho fatto perché avevo bisogno di fermarmi, di capire cosa significa staccare davvero. Sei giorni di ferie, zaino leggero, tenda o tarp. Ho voluto provare un cammino tosto, uno che ti fa mettere in discussione il tuo corpo, la tua testa, i tuoi limiti.
Lo zaino e la libertà
Lo zaino ultralight ha fatto il suo lavoro. Niente peso inutile, nessun dolore alle spalle. Dormire quasi sempre in tenda mi ha fatto sentire libero, ma anche responsabile di me stesso. Solo una notte in B&B, quando non ho trovato posto per la tenda: poca roba, ma mi ha fatto capire che a volte bisogna cedere un po’.
Le tappe
Bologna → Brento (≈26 km) Partito tardi dalla stazione, camminare fino a San Luca già mi ha stancato. Poi i boschi, i sentieri sconnessi, il sole che picchiava. Arrivare all’agriturismo Piccola Raegeda è stata una specie di piccola vittoria: montare la tenda, fare la doccia, cena tipica. Il primo giorno mi ha insegnato subito quanto conta organizzarsi.
Brento → Madonna dei Fornelli (≈24 km) All’alba l’aria era frizzante e i boschi ancora silenziosi. Questa tappa me la sono goduta sul serio. Sentieri morbidi, salite regolari, il ritmo perfetto. Al B&B Picchio mi ha accolto Gloria, che mi ha fatto sentire a casa: chiacchiere, consigli, colazione con prodotti locali… cose semplici ma che ti rimangono dentro.
Madonna dei Fornelli → Sant’Agata (≈30 km) Una giornata lunga, nuvolosa. Gli ultimi 15 km li ho fatti completamente da solo, e il silenzio mi ha dato modo di pensare a tutto e a niente. Arrivare a Sant’Agata, entrare in quell’osteria piccola e mangiare pasta fresca al ragù è stato quasi poetico. La stanchezza si è trasformata in soddisfazione.
Sant’Agata → Bivigliano (≈25 km) Tappa dura. Salite e discese continue, sentieri umidi, terra che scivola sotto le scarpe. Camminare con altri ragazzi che avevo incontrato la sera prima ha reso tutto più leggero. La serata al camping, con cibo semplice ma buonissimo e un bicchiere di vino, ho sentito che questi momenti sono più dei chilometri.
Bivigliano → Firenze (≈23 km) L’ultima. Ero stanco davvero, soprattutto dopo Fiesole: asfalto interminabile, gambe che gridavano. Ma poi vedi Firenze dall’alto e capisci perché lo fai. Tutto il dolore, tutta la fatica, improvvisamente hanno un senso. È una specie di magia: la città ti aspetta, e tu sei arrivato.
Arrivare in Piazza della Signoria è stato surreale. Un misto di felicità, malinconia e gratitudine. Camminare da soli ti fa pensare tanto a chi sei, a cosa vuoi, a quanto può essere bello anche soffrire un po’ per arrivare da qualche parte.
Ho in mente di fare altri post più tecnici: attrezzatura, costi, dormire in tenda o in B&B. Per ora, però, voglio solo lasciare questo pezzo di diario qui: cinque giorni che mi hanno fatto sentire vivo, stanco ma presente, e che mi hanno fatto capire quanto sia importante ascoltarsi, anche quando tutto fa male.
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Grazie ancora a tutti 🫶🏻
